Biblioteca di Filosofia

 

 


Il fondo Franco Lombardi


La filosofia di Franco Lombardi
Un contributo significativo per la costruzione della filosofia italiana contemporanea


(Intervento di Francesca Ghione nella Giornata di studi tenuta il 13 giugno 2006 nella sede dell'Accademia dei Lincei, in occasione del centenario della nascita di Franco Lombardi)


Le considerazioni che sto per condividere con voi in questa particolare occasione traggono spunto sia dalla mia consolidata conoscenza della filosofia di Franco Lombardi acquisita attraverso la tesi di laurea sia da mie riflessioni personali e solitarie elaborate nel corso degli anni.

Innanzitutto posso dire che Franco Lombardi è un pensatore interessante, in quanto a mio avviso rappresenta la prova che la filosofia italiana ha una sua peculiare e interessante tradizione teoretica rispetto alla filosofia europea. In generale l’intervallo di tempo significativo per il consolidamento di tali caratteristiche della filosofia italiana contemporanea può essere considerato il periodo compreso tra gli anni ’20 e gli anni ’50. Nel caso specifico di Franco Lombardi, si può infatti dire che gli anni ‘20 sono stati gli anni della “ gestazione ” della sua filosofia; gli anni ‘30 e ‘40 gli anni del consolidamento; infine gli anni ‘50 fino agli anni ’80 costituiscono per Lombardi un momento di rielaborazione del proprio pensiero anche alla luce del nuovo contesto politico che si era venuto a creare con il secondo dopoguerra. Ora evidentemente si tratta di un periodo che non a caso ha dietro la fondazione dei sistemi neo-idealistici di Croce e Gentile, i quali sono stati rispettivamente elaborati, come è noto, tra il 1902 e il 1909 e tra il 1912 e il 1922.

Dunque l’attualismo gentiliano nasce ben prima dell’avvento del fascismo al potere e del resto lo stesso Mussolini prende le distanze dall’idealismo stesso, così come è stato ben messo in evidenza da Eugenio Garin in un suo interessante saggio dal titolo La filosofia italiana di fronte al fascismo contenuto nel volume Tendenze della filosofia italiana nell’età del fascismo che raccoglie gli atti di un convegno di studio, svoltosi nel novembre 1983 per iniziativa della Società Filosofica Italiana. Lo stesso Croce significativamente “ mette il proprio idealismo al servizio ” della ricerca delle condizioni di possibilità della vita e del pensiero in un’epoca torbida e caratterizzata da disordini, come il ‘900, soprattutto a partire dagli anni ‘30. Ciò spiega come mai tutti i filosofi italiani del periodo considerato, compreso Lombardi, “ fanno i conti ”, per così dire, con il neo-idealismo italiano, che non è da essi affatto identificato con l’ideologia fascista. Dunque, la filosofia italiana contemporanea si è costruita, in prima istanza, facendo i conti con il neo-idealismo italiano, l’indirizzo filosofico allora predominante in Italia, il che ha determinato a sua volta esiti filosofici anche molto diversi. Esemplifichiamo, lasciando stare per il momento Lombardi di cui parleremo più diffusamente più tardi anche a questo proposito.

Per esempio all’interno della cosiddetta scuola romana Guido Calogero ( 1904- 1986 ), dopo la sua iniziale adesione all’attualismo fondata sull’idea che non c’è una realtà in sé, approda ad rivalutazione della realtà. Egli infatti mette in evidenza il valore etico della realtà attraverso il principio del dialogo, il quale, a mio avviso, rappresenta precisamente il suo tentativo di superare il principio del panlogismo, tipico di posizioni filosofiche idealistiche, che a sua volta presuppone una separazione tra soggetto e oggetto. Ugo Spirito ( 1896- 1979 ), anch’egli membro della cosiddetta scuola romana, dopo un periodo di difesa ed esegesi dell’attualismo, elabora una posizione filosofica nota come “ problematicismo ”, la quale dichiaratamente si propone di superare le tesi della metafisica occidentale ( compreso l’attualismo ). L’errore della metafisica occidentale infatti consiste, per Spirito, nel mirare a definire il tutto, che in realtà non può essere definito. La soluzione proposta da Spirito è l’idea che la filosofia è continua ricerca, sulla base di un “ universale amore ”, rinunciando a ogni giudizio e riconoscendo la centralità di ogni cosa, di ogni punto dell’universo ( onnicentrismo ). Anche questa posizione mi sembra che contenga in sé l’obiettivo di andare oltre una posizione filosofica rigidamente dualistica. Al di fuori della Scuola romana possiamo invece considerare Gustavo Bontadini ( 1903- 1990 ) che ha tentato di utilizzare l’attualismo di Gentile in funzione di un rinnovamento della filosofia di orientamento cattolico. Dunque ha partecipato in maniera attiva al dibattito tra la Neoscolastica e l’attualismo, privilegiando un rapporto critico con l’idealismo attualistico, ma costruttivo e non di condanna. La posizione di Bontadini è interessante dal nostro punto di vista perché non si propone di superare l’idealismo, anzi egli considera questa corrente filosofica come la sola filosofia capace di recuperare sul piano logico il rapporto fra soggetto e oggetto senza precludere a livello ontologico la fondazione della metafisica. Una simile posizione implica anche, a mio parere, che Bontadini, da buon conoscitore della filosofia moderna, si sia posto il problema del dualismo soggetto- oggetto. L’ultima posizione filosofica interessante, a mio avviso, è quella di Nicola Abbagnano, ( 1901- 1990 ). In questo caso, lascerei la parola allo stesso Abbagnano che è molto chiaro sul tema che stiamo affrontando in questo momento. Dice Abbagnano in La struttura dell’esistenza: “ La filosofia deve procedere al di là dell’idealismo, non per muovere verso il realismo, ma per realizzare il significato integrale dell’essere uomo prescindendo dalle limitazioni arbitrarie che ancora lo inceppano nell’idealismo ”. Infatti ci dice ancora Abbagnano nell’opera citata: “ L’idealismo ha risolto l’intero essere nell’uomo, al di fuori di ogni limitazione ed empiricità ”. Si tratta invece del fatto che, secondo le parole di Abbagnano: “ l’essere si pone necessariamente nella forma della sua limitazione. [ … ] L’ente è l’infinito che si possiede nella forma del finito ”. Tale recupero della limitazione e dell’empiricità suppone che non ci sia l’eliminazione di uno dei due termini del dualismo, come nel caso dell’idealismo, che, come è noto, mette al centro delle sue riflessioni il soggetto. In altre parole, nel caso di Abbagnano, la consapevolezza di essere degli enti finiti porta ad interrogarsi sulla natura degli altri enti, siano essi soggetti o oggetti, determinando verso di essi un’apertura che non li esclude dal nostro mondo.

Vi domanderete a questo punto: “ A cosa ci è servito fare riferimento a questi grandi pensatori italiani contemporanei in questa particolare ottica interpretativa, secondo cui nessuno di essi si è sottratto al confronto con l’idealismo e al conseguente problema del rapporto tra soggetto e oggetto? ” Ci è servito a mettere in evidenza che la filosofia italiana contemporanea è caratterizzata precisamente dai tentativi di almeno ciascuno dei filosofi citati di superare il dualismo soggetto/ oggetto innescato da Descartes, che ha rappresentato in ultima analisi la nascita dell’idealismo, come corrente filosofica propria della filosofia moderna. D’ora in poi parlerò solo di Franco Lombardi, ma bisogna tener presente che si tratta di temi molto comuni nella filosofia italiana contemporanea. Non citerò nessuno dei pensatori presenti in questa sala, in quanto alcuni di voi ci hanno già dato nella mattinata e ci daranno anche nel corso del pomeriggio un contributo diretto alla riflessione su Franco Lombardi.

Nel caso specifico di Franco Lombardi, il problema filosofico del dualismo soggetto- oggetto ha sullo sfondo in primo luogo l’idea che la filosofia a lui precedente non è riuscita a risolverlo a differenza sua. Infatti per Lombardi la filosofia italiana è tutta di matrice idealistica, almeno a partire dalla tradizione di Gioberti e Rosmini. Il problema quindi per Lombardi diventa che la filosofia italiana, in modo particolare nel periodo considerato, non è riuscita a liberarsi dal giogo dell’idealismo. E’ questa la fondamentale critica nei confronti dei suoi contemporanei che pervade tutti i suoi scritti. Questo spiegherebbe come mai Lombardi citi spesso i suoi contemporanei. In effetti, lui ritiene di essere l’unico pensatore che ha, dal suo punto di vista, risolto il problema del dualismo e come tale ha necessità di contrapporsi in maniera forte alla filosofia a lui contemporanea. Inoltre, in secondo luogo, se ci si affida ad un Soggetto universale, non si può più giustificare l’esistenza dei soggetti individuali; non si comprende cioè come essi possano comunicare tra loro, se la vera realtà è data dal Soggetto universale. Quest’ultima è una critica rivolta da Lombardi a Gentile che ricorre per esempio in Kant vivo ( 1943 );  Ricostruzione filosofica ( 1956 ); La filosofia italiana negli ultimi 100 anni ( 1958 ). Quindi anche Lombardi si confronta in prima istanza con l’idealismo hegeliano e con Croce e Gentile e capire in che modo ci aiuterà a focalizzare meglio il suo esito filosofico. In effetti la riflessione filosofica di Lombardi, non a caso per sua esplicita ammissione, ha come proprio punto di partenza l’attualismo di Gentile, da cui si è però distaccato, dal momento in cui si è reso conto delle contraddizioni in cui esso cade, per esempio il paralogismo. Quest’ultimo consiste nel fatto che Gentile collega arbitrariamente, secondo Lombardi, la scoperta che è il soggetto a giudicare della propria esperienza all’idea che esiste soltanto il Pensiero, che diventa quindi unico, assoluto. Ciò significa, in altre parole,  insinuare surrettiziamente il concetto che la trascendentale validità del pensiero si fonda sull’assunzione metafisica che esso sia di fatto il solo Pensiero o la unica Realtà del mondo. Per quanto riguarda Croce invece, Lombardi, ha rilevato come partendo dalla “ lettera del sistema ” crociano scaturiscano necessariamente delle contraddizioni, concludendo dunque che si tratta di una filosofia non sostenibile; se ne può tuttavia condividere lo spirito se non la  lettera del sistema. Una delle contraddizioni più rilevanti del sistema crociano individuata da Lombardi è il fatto che se lo Spirito incarna di volta in volta un determinato momento o la singola e totale situazione del mondo, non si comprende come si ottiene il passaggio o la comunicazione da un “ momento ” all’altro. Croce crede di aggirare la difficoltà, sostenendo che l’ “ individuo ” non sarebbe una realtà, ma rappresenterebbe la manifestazione concreta dello stesso Spirito, quindi il problema della comunicazione tra gli individui non sussisterebbe, poiché ognuno coinciderebbe con il disegno dello Spirito.

Lombardi non si limita a criticare il neo-idealismo italiano, ma propone anche una soluzione per superare l’idealismo. Essa consiste nel suo principio della trascendentalità dell’esperienza, secondo il quale l’individuo è il soggetto della propria esperienza. Tuttavia un tale principio presuppone l’esistenza di una “ molteplicità dei pensieri o i molti pensieri ”, secondo le espressioni lombardiane. Tutto questo però si intreccia con un altro tema caro a Lombardi: la verità come problema. Egli afferma che se la verità fosse in sé, e l’uomo potesse riconoscerla, la storia non avrebbe più alcun valore. Si potrebbe ricostruire infatti su queste basi una parvenza di storia del pensiero, assumendo che l’uomo “ intraveda ” una verità che in questo modo egli rivelerebbe. In questo caso, o l’uomo avrebbe riconosciuto la verità e l’avrebbe già “ scoperta ” e non avrebbe più nulla da fare, o invece, non l’avrebbe ancora scoperta e allora non si capirebbe come l’uomo debba ricercare una verità che di fatto si trova al di là del suo pensiero. Ma se la verità è al di là del pensiero, diventerebbe irraggiungibile, non ci si potrebbe nemmeno avvicinare ad essa. Dunque, conclude Lombardi la verità non può che essere legata al pensiero, il quale a sua volta è collegato alla realtà esterna ad esso. In altre parole, ciò significa che la verità ingloba in sé l’esistenza di un oggetto, ovvero fuori del pensiero vi è qualche cosa che spetta per l’appunto al pensiero di conoscere. Di qui nasce la particolare posizione realistica della filosofia lombardiana: essa non esclude né il soggetto, in quanto costruttore delle esperienze, né l’oggetto, in quanto forma la realtà esterna da cui attingere per le proprie esperienze. Di conseguenza, il dualismo non ha più ragion d’essere, in quanto soggetto e oggetto sono strettamente collegati e non rigidamente separati come nei sistemi filosofici dualistici, come per esempio, quelli di Platone, Descartes. In ultima analisi, in Lombardi, la distinzione tra realismo e idealismo è fondata sul fatto che mentre il realismo postula una realtà esterna al pensiero, l’idealismo ritiene la realtà un prodotto del pensiero stesso. La distinzione intesa in questi termini porterà Lombardi attraverso alle sue critiche alla filosofia tradizionale, che è in definitiva assimilabile all'idealismo, ad escludere in maniera categorica una posizione filosofica idealistica. Quindi ricapitolando il suo contributo per la costruzione della filosofia italiana contemporanea consiste in questo caso nell’analisi del principio della trascendentalità dell’esperienza che ha come principale conseguenza proprio il superamento dell’idealismo e dunque del dualismo soggetto/ oggetto.

A questa posizione filosofica ben precisa, è strettamente collegato anche il particolare concetto lombardiano di filosofia, che pervade tutti i suoi scritti, secondo cui la filosofia può svolgere il ruolo di introduzione alle singole discipline positive solo se viene intesa come una “ metafisica ”. Ma cosa intende Lombardi con il termine “ metafisica ”? Essa può fornire al singolo una generale visione del mondo, la quale è poi in grado di offrire una giustificazione dei concetti e dei valori usati quotidianamente. Una tale visione della filosofia implica l’idea che non esiste la filosofia per eccellenza, esistono infinite filosofie secondo il numero infinito di uomini e così ogni filosofia è passibile di critica. In effetti, il filosofo pensa proprio in quanto ha una sua esperienza del mondo; infatti una determinata esperienza, mutandosi, importa un giudizio del mondo, e il filosofo ripone a fuoco la sua immagine del mondo in quanto riaggiusta il suo concetto rispetto a questa esperienza che viene per esso concepita. In altre parole, ogni pensiero è tale in quanto è o si fa centro di un’esperienza, che in esso si raccoglie ed illumina. Di conseguenza, il pensiero è esperienza. L’esperienza insomma modifica “ kantianamente ” la nostra visione del mondo e la nostra particolare collocazione in esso. Possiamo distinguere empiricamente la nostra esperienza dal pensiero ragionato, ma sta di fatto che quando facciamo esperienza questa è già esperienza ragionata. La stessa sensazione anche la più immediata è già un giudizio implicito, è una esperienza raccolta o compresa. In altri termini non vi è distinzione di genealogia fra la esperienza e il pensiero. Tutto questo rende più chiaro in ultima analisi lo stretto legame tra soggetto ed oggetto, che abbiamo visto permette a Lombardi di superare lo stesso dualismo.

Infine voglio fare un accenno alla ricostruzione dell’evoluzione del pensiero kantiano che Lombardi analizza dettagliatamente nella sua opera Kant vivo, in quanto ha anch’essa contribuito, a mio avviso, a consolidare la stessa filosofia italiana contemporanea. Voglio farvi riferimento in quanto ho avuto modo di approfondirla con la mia tesi di laurea. In generale, bisogna ricordare che é soltanto durante la prima metà del Novecento che si traducono in italiano le opere di Kant e di conseguenza escono i primi studi fondati sulla conoscenza diretta dei testi kantiani stessi. Augusto Guzzo ( 1894- 1986 ), da questo punto di vista è stato un pioniere con le sue opere I primi scritti di Kant ( 1920 ); Kant precritico ( 1924 ), pur con le limitazioni della sua interpretazione di Kant messe ben in evidenza da Lombardi nel Kant vivo. Tuttavia il merito della scuola fondata da Guzzo è stato proprio quello di aver studiato in Italia la formazione e gli esiti del criticismo, i suoi rapporti con la storia del pensiero scientifico, nonché le figure e i problemi dell’età kantiana. Guzzo in particolare con il suo idealismo spiritualistico si è concentrato sul significato dell’Io penso kantiano e della funzione costruttrice delle categorie. Anche Pantaleo Carabellese ( 1877- 1948 ) ha rappresentato un tassello importante nella costruzione di una storiografia italiana su Kant ( mi riferisco in particolare alle opere La filosofia di Kant, I: L’idea ( 1927 ); Il problema della filosofia da Kant a Fichte ( 1929 ). Egli tiene conto di un’evoluzione all’interno del pensiero kantiano, in cui i temi del Kant cosiddetto “ precritico ” si ritrovano in quello critico. Tuttavia la sua interpretazione è particolarmente intrecciata con la sua filosofia; infatti per Carabellese Kant rimarrebbe un filosofo metafisico, in quanto non si limita a “ smontare ” la metafisica tradizionale, ma ne costruisce una nuova “ critica ”, fondata sul concetto del soprasensibile, cioè Dio. In effetti anche Carabellese si era posto il problema del rapporto con l’idealismo tradizionale, il cui difetto, secondo Carabellese, sarebbe in sostanza di aver erroneamente trasferito il carattere dell’ alterità dei soggetti all’ oggetto, pervenendo per questa via a un concetto dell’ oggetto come negatività. Ma che significa “ alterità reciprocamente dei soggetti fra di loro ”? Significa per Carabellese che io soggetto ho in comune con l’altro il fatto di essere soggetto e dunque sia io che lui ci definiamo soggetti, e insieme formiamo la pluralità infinita. Quest’ultima richiede sempre quella unicità universale in sé, che è ragione ed oggettività. In conclusione, la relazione è sempre soltanto tra soggetti, e questa presuppone l’individuazione, senza della quale essa non è possibile. Quindi anche Carabellese vuole superare il dualismo soggetto- oggetto e propone una soluzione per uscirne. In essa soggetto ed oggetto sono considerati i distinti costitutivi della coscienza, ma non nel senso di identificare rispettivamente il soggetto puro con la coscienza e l’oggetto puro con la non-coscienza, bensì la coscienza, proprio perché è distinzione, è insieme soggetto- oggetto, ed è quindi concreta. Di conseguenza l’obiettivo della filosofia di Carabellese è costruire una critica della concreta attività spirituale, critica dell’essere nella sua concretezza. Quest’ultima consiste nell’immanenza dell’essere in sé come puro oggetto. Il problema della filosofia è allora vedere come è possibile questa concretezza, cioè come è possibile l’essere concreto e non come è possibile conoscere. Quindi conclude Carabellese il risultato dello sviluppo del pensiero filosofico dopo Kant è l’immanenza di Dio nel concreto. Anche in questo caso il dualismo non ha ragion d’essere, dal momento che la coscienza concreta ingloba in sé sia il soggetto che l’oggetto. Tuttavia per tornare a Kant in generale possiamo dire che uno dei limiti della storiografia italiana contemporanea su Kant ( cfr. Chiodi, Garroni, Scaravelli ) è di rilevare aspetti particolari del pensiero kantiano, rischiando di perdere di vista l’intera evoluzione della stessa filosofia kantiana e infatti anche le interpretazioni di Kant più recenti si concentrano soprattutto sul cosiddetto periodo critico, “ dimenticando ” l’intenso e laborioso lavoro di traduzione ed esegesi dei testi kantiani svolto da autori come Guzzo, Carabellese e Lombardi.

E proprio Lombardi è stato fortemente stimolato sia da Guzzo che da Carabellese, di cui aveva letto attentamente le opere, nello studiare autonomamente a sua volta Kant; ed in effetti giunge a un’interpretazione di Kant ancora originale e diversa dai suoi predecessori. Tra gli elementi della ricostruzione lombardiana del pensiero kantiano troviamo per esempio che lo sviluppo filosofico di Kant è stato unitario: i temi del Kant cosiddetto “ precritico ” si ritrovano in quello critico. Quest’ultima considerazione è supportata per Lombardi dal fatto che Kant è anti-leibniziano fin dalle origini sia pure solo dal punto di vista della scienza e della metafisica; infatti per quanto riguarda la logica leibniziana non la metterà totalmente in discussione. Gli empiristi tedeschi Crusius ( 1715- 1775 ); Lambert ( 1728- 1777 ) e infine Rüdiger ( 1673- 1731 ) hanno influenzato Kant fin dagli scritti precritici e non Locke e Hume, noti empiristi inglesi: in particolare molto sommariamente Crusius ha fatto riflettere Kant per esempio sulla distinzione tra i principi materiali dell’esperienza, secondo i quali procederebbe il nostro sapere positivo, e i principi logici o formali, i quali non ci direbbero nulla intorno alla materia del nostro sapere; Lambert ha principalmente fornito a Kant alcuni elementi di quelli che diventeranno i limiti della logica e della metafisica descritti nella Critica della Ragion pura ed infine da Rüdiger Kant ha appreso la validità del concetto di causa e che l’esistenza è una posizione assoluta, il che significa in altre parole che quando attribuiamo l’esistenza a qualche cosa, questo qualche cosa semplicemente esiste, ossia sussiste o è posto indipendentemente dai suoi predicati. Infine l’ultimo elemento degno di nota della ricostruzione lombardiana, perché lo contraddistingue dagli altri interpreti di Kant, è l’accento da lui posto soprattutto sugli aspetti antimetafisici della filosofia kantiana.

Ma quali sono i pregi e difetti di questa interpretazione? Uno dei limiti, a mio avviso, è che non ci sono riferimenti al problema del rapporto tra Kant e la fisica moderna, problema che invece è entrato a buon diritto nel dibattito storiografico degli ultimi anni. Ma il problema di allora non era tanto questo: all’epoca si voleva studiare il percorso intellettuale di Kant allora relativamente poco noto. Lombardi tuttavia nel corso del Kant vivo insiste nell’individuare il problema di Kant come il problema della giustificazione della scienza. Ciò dimostra che una riflessione di fondo sul rapporto tra Kant e la scienza c’era già in Lombardi. Ma interrogarsi su una possibile giustificazione della scienza vuol dire anche allargare il campo alla stessa possibilità umana di fare scienza. Tuttavia Lombardi si limita a costatare che per quanto riguarda la scienza, Kant è rimasto fermo a Newton, o al massimo ai suoi discepoli Knutzen ( 1713- 1751 ) noto per essere stato il primo docente che abbia iniziato Kant allo studio della filosofia e che gli ha anche prestato le opere di Newton, e Euler ( 1707- 1783 ), considerato uno dei più grandi matematici del XVIII secolo. Oggi sappiamo che la questione del rapporto Kant- fisica è ben più complessa e Kant non è da appiattire, almeno non completamente, sulle orme di Newton ( come ha dimostrato più recentemente Luigi Scaravelli, i cui studi in questo campo sono molto noti ). Il merito di Lombardi consiste proprio nell’aver ricercato le radici dell’esito critico della filosofia kantiana nel periodo precritico e aver posto quindi un nuovo tassello verso uno studio di Kant più completo. Ora si può concludere che in generale la ricostruzione funziona ed offre nuovi spunti per approfondire le ricerche sull’evoluzione di Kant, soprattutto se si pensa che essa tende a rendere più precisi alcuni dati generalmente considerati accreditati dalla storiografia moderna e contemporanea, come per esempio le precisazioni sull’influenza dell’empirismo tedesco. Per un altro verso si tratta in ogni caso di una interpretazione che a volte perde di vista la possibilità di fare delle osservazioni di più ampio respiro. Infatti ad esempio Lombardi non ha approfondito il problema del rappporto tra le tre Critiche, perché riteneva che la fonte principale delle interpretazioni idealistiche di Kant e dello sviluppo del principio della gnoseologia moderna o della trascendentalità dell’esperienza fosse la Critica della ragione pura e dunque per lui rappresenta l’opera più importante. Quest’ultimo punto ci ricorda che Lombardi appartiene ad una generazione di interpreti che considerano la Critica della Ragion pura, il capolavoro di Kant, motivo per cui la sua interpretazione deve essere letta in funzione della costruzione graduale della stessa Critica della Ragion pura da parte di Kant attraverso il suo lungo percorso intellettuale che comincia fin dal 1749 con il suo primo scritto dal titolo Pensieri sulla vera valutazione delle forze vive. Del resto anche gli accenni di Lombardi alla Critica della facoltà di giudicare mirano a far vedere come alcuni dei concetti chiave di essa si trovano fin dagli scritti precritici, contribuendo a rafforzare la sua tesi di un Kant sostanzialmente unitario nel suo sviluppo intellettuale.

A questo punto posso concludere, ringraziando Franco Lombardi, che è stato anche il mio nonno materno, per avermi introdotto, attraverso le sue opere, nell’affascinante e ancora attuale mondo della filosofia italiana contemporanea, in cui probabilmente non sarei nemmeno “ entrata ” senza di lui. E una lettura attenta delle sue opere mi ha personalmente fornito spunti di riflessione interessanti sia per quanto riguarda il campo più strettamente filosofico sia rispetto ad una più ampia visione del mondo che ci circonda. Quindi in particolare Franco Lombardi ha contribuito alla costruzione di una filosofia italiana sia dal punto di vista di un serrato e dettagliato confronto con la tradizione filosofica a lui precedente o contemporanea, sgombrando così il campo a nuove interessanti risposte alle domande tipiche della filosofia italiana come per esempio il problema del rapporto soggetto/oggetto o il problema della comunicazione tra individui sia dal punto di vista del consolidamento di una storiografia più attenta alla lettera dei testi studiati come abbiamo visto nel caso di Kant, ma anche di Feuerbach, di cui per motivi di tempo, non mi è permesso parlare.

    
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