Università degli Studi di Roma
"La Sapienza"

Facoltà di Filosofia Lettere Scienze Umanistiche e Studi Orientali

 
   

 

Fondi della Biblioteca


Fondo
Francesco Montalto
 

testi a cura di
Maria Tentori Montalto

La donazione Notizie sulla vita e sulle opere Notizie sulle famiglie Tentori e
Tentori Montalto

Il pensiero di Francesco Montalto

L’intuizione nella vita psichica 1897 L’intuizione e la verità di fatto 1924

L’intuizione e la verità di fatto, 2.ed. 1930

Il problema religioso Echi … dal tempo che fu
Dio. Ricordi e rimpianti.
L’archivio privato Le pubblicazioni presenti nel
Fondo Montalto
Il catalogo del Fondo Montalto

     

La donazione

 La donazione alla Biblioteca di Filosofia dell’Università di Roma “La Sapienza” e alla Fondazione Giovanni Gentile del patrimonio librario e dei documenti di archivio, appartenuti a Francesco Montalto, fu perfezionata con lettera di offerta degli eredi e con formale accettazione del Comitato tecnico-scientifico del  Centro Servizi Intercompartimentali “Biblioteca di Filosofia”, nella seduta del 24 marzo e aggiornamento del 28 marzo 1995. La donazione concludeva così un iter avviato vari anni prima tra Lina Montalto, figlia del donatore. e Federico e Benedetto Gentile, figli di Giovanni Gentile, a suggello della lunga e affettuosa amicizia che aveva unito le due famiglie, fin dai primi anni del 1900.

  Notizie sulla vita e sulle opere 

Francesco Montalto nacque il 29 aprile 1863 a Laureana di Borrello, in provincia di Reggio Calabria, e morì a Roma il 22 agosto 1946. Fece i suoi studi a Monteleone di Calabria (oggi Vibo Valentia), dove conseguì la licenza liceale nel 1881. Ammesso per concorso alla Scuola Normale Superiore di Pisa, vi frequentò il primo biennio e passò poi all’Università di Napoli, dove si laureò in filosofia nel 1885 con una tesi su Pasquale Galluppi. Nel gennaio 1888 sposò una sua giovane cugina, Elvira Montalto, dalla quale ebbe otto figli. La sua vita familiare conobbe molte sventure: tre dei figli morirono piccolissimi, prima di compiere i due anni, nel 1898 e 1899. Due figli adolescenti morirono a Napoli fra il 1907 e il 1908, un altro figlio morì a 39 anni, a Roma, nel 1931. Di così numerosa famiglia, rimasero solo due figlie, Lina e Silvia.

      Iniziò la sua carriera didattica nel 1886/87 come docente di filosofia nel Liceo Filangieri di Monteleone e, dall’anno successivo, nel Liceo Campanella di Reggio Calabria; dal 1894/95 fu trasferito al Liceo Spedalieri di Catania, dove rimase fino al 1900. In quell’anno, per la graduatoria di merito ottenuta nel concorso per la cattedra di filosofia del Liceo Mamiani di Roma, ebbe il trasferimento al liceo Vittorio Emanuele di Napoli. L’anno successivo, 1901/1902, passò ad insegnare al Liceo Genovesi della stessa città, dove rimase senza interruzione fino al suo collocamento a riposo, nel 1933. Parallelamente  all’incarico nel Liceo Genovesi, insegnò Pedagogia dal 1900 al 1909 nella Scuola normale pareggiata “Suor Orsola Benincasa” e  Filosofia e Storia della Filosofia  nell’Istituto pareggiato omonimo di Magistero superiore femminile, fino al 1933.. Nel 1924 conseguì la libera docenza in Storia della filosofia, all’Università di Napoli.

     Trovatosi per caso a Roma, presso la figlia Lina e la famiglia di lei, vi rimase bloccato a causa degli eventi dell’ultimo conflitto che gli impedirono il ritorno nella sua casa di Napoli. Alla fine del 1944,  quando le comunicazioni a sud di Roma furono ripristinate, fu possibile alla figlia e ad uno dei nipoti, raggiungere Napoli, liberare l’appartamento – che da quarant’anni egli teneva in affitto, ma che era stato requisito per alloggiare gli sfollati della guerra - e raccogliere a Roma, presso Francesco Montalto, ormai più che ottantenne e malato, quanto di quella casa fu possibile trasportare ed, in primis, i libri, la corrispondenza e le sue carte che egli ebbe il tempo di rivedere e in buona parte riordinare. Tutto il materiale che agli eredi è sembrato più attinente ai suoi studi e interessi di filosofia, ha costituito oggetto della presente donazione.

 

Il suo pensiero filosofico – nel suo passaggio dal positivismo all’idealismo - è compiutamente espresso nel volume L’Intuizione e la verità di fatto, che uscì in due edizioni, nel 1924 e nel 1930, e che, fin dal suo primo apparire, ebbe  favorevole accoglienza fra gli studiosi.

     Ad esso si affiancarono numerosi contributi a riviste, discorsi commemorativi,  relazioni a Convegni, conferenze, prolusioni a corsi accademici, apparsi fra il 1893 e il 1941, cioè fino a pochi anni prima della morte. A questa produzione di carattere professionale si aggiungono due piccoli libri di poesie - Dolor! Catania 1898 e Dolor! Palinodia, Napoli 1941 - dove il calore degli affetti familiari e le angosce che spesse volte li accompagnarono, trovano commossa espressione. Altre sue poesie, sia di tono familiare, che di argomento più vario, furono raccolte dalla figlia Lina e pubblicati a più di dieci anni dalla morte, con una nota del nipote omonimo: Il canzoniere domestico e altre poesie, De Luca, 1958. Varie altri componimenti poetici e documenti autobiografici sono rimasti inediti. 

Monografia su Francesco Montalto e la sua epoca

 Nel giugno 2010 è stata pubblicata da una nipote di Francesco Montalto una ricerca biografica e  storica sulla vita privata e professionale dello studioso: Maria Califano Tentori, Lungo un secolo di storia. Memorie della famiglia Tentori Montalto dal Risorgimento alla Repubblica, con una Appendice fotografica in autonomo volume, [Charleston, SC] : a cura dell'A., 2010.

 L’opera, come dice la breve presentazione del volume, “narra la storia di cento anni, dai moti risorgimentali alla proclamazione della Repubblica italiana, quelli cui si può più agevolmente risalire attraverso le testimonianze dirette dei protagonisti. Vi si alternano re e ribelli, filosofi e attrici fin de siècle, fascisti della prima ora e partigiani. Sullo sfondo, ormai avvolto dalla nebbia del tempo, il mondo culturale e sociale di un’Italia diversa – dal Regno delle Due Sicilie al Veneto”.

 La documentazione, in massima parte inedita, si base in gran parte sull’archivio privato e sul vasto epistolario  di Francesco Montalto con filosofi e studiosi, e da’ ampie notizie sui due rami della famiglia – paterna dei Tentori e materna dei Montalto – sulle vicende storiche cui esse e la cerchia dei loro amici presero parte, sulla vita culturale dell’epoca.

 Il volume, presente nel Fondo Montalto della Biblioteca, è reperibile anche su Internet.

 

Notizie sulle famiglie Tentori e Tentori Montalto

 L’archivio del Fondo Montalto, presso la Fondazione Giovanni Gentile, comprende anche alcuni incartamenti relativi alla famiglia Tentori, legata per più motivi alla famiglia Montalto.

Il capostipite Tullio Tentori, di famiglia veneta, fu noto latinista, studioso e commentatore di vari autori latini; il suo commento alle opere di Orazio, affidatogli dall’editore Vallardi nel 1899, ebbe vasta fama e fu usato per molti anni come libro di testo nei nostri licei. Gli furono assegnate, come prima sede del suo insegnamento, le classi del Liceo di Bivona, in Sicilia. Lì conobbe e sposò Paolina, una delle figlie del prefetto Rosario Ferrara, di Palermo. Parallelamente all’insegnamento del latino e del  greco, ebbe quasi subito la presidenza dei Licei ginnasi, più volte unita - come per esempio ad  Arpino - alla guida degli annessi Convitti nazionali, della cui rilevanza nella politica dell’insegnamento egli fu strenuo difensore. Tornato per alcuni anni in Sicilia, alla direzione del Liceo Vittorio Emanuele di Palermo, fu da lì inviato nel 1903, come preside, al Liceo Antonio Genovesi di Napoli. Qui  rimase dal 1903 al 1915, anno in cui passò alla presidenza del Liceo Torquato Tasso di Roma, fino al momento del suo collocamento a riposo, nel 1924.

     Furono dunque i dodici anni del suo lavoro al Genovesi di Napoli a creare con i vari docenti, ed in particolare con Francesco Montalto, quegli affettuosi vincoli di solidarietà che durarono per tutta la vita. Francesco Montalto, in un suo quaderno di appunti autobiografici, così lasciò scritto: “Nel 1903 venne come preside Tullio Tentori, che mi fu come un fratello nei miei due lutti”. L’accenno si riferiva alla morte dei suoi due figliuoli, Antonio e Maria, di 16 e 18 anni, morti l’uno a breve distanza dall’altro, nel corso del medesimo anno scolastico 1907/1908.

     Ma circostanze più fortunate dovevano poi rinsaldare i loro vincoli affettivi, quando nel febbraio  del 1922 Silvio Tentori, uno dei figli del preside, sposò Lina Montalto, figliuola del docente di filosofia. Nel 1958 un decreto presidenziale ha concesso ai loro figli l’aggiunta del cognome materno Montalto, per andare incontro ad un antico desiderio del capostipite che, pur avendo avuto quattro figli maschi, tutti a lui premorti, vedeva spenta la possibilità di tramandare il cognome.  L’incartamento Tentori, presso la Fondazione Gentile, contiene anche qualche notizia su Lina Montalto, che fu studiosa d’arte, e sul figlio Francesco Tentori Montalto, poeta e buon ispanista. 

Il pensiero di Francesco Montalto

 Come è stato detto precedentemente, le convinzioni filosofiche di Francesco Montalto e il suo evolversi dal positivismo all’idealismo sono espresse nella sua opera L’intuizione e la verità di fatto  (1924 e 1930). Accanto alla ricerca più propriamente filosofico-gnoseologica, questo libro rivela il costante sforzo dell’autore per giungere a  trovare una risposta all’inquietudine del suo animo nei confronti del problema religioso.  Egli avvertiva con chiarezza la necessità di arrivare a una soddisfacente dimostrazione dell’esistenza di Dio, un Dio che in realtà egli  sentiva trascendente, ma che gli sembrava doveroso raggiungere attraverso un razionale  ragionamento dimostrativo. Stimolo alla realizzazione di quest’opera fu un suo saggio, scritto molti anni prima, nel 1897, e pubblicato nel 1898: L’intuizione nella vita psichica

“L’intuizione nella vita psichica”, 1897

 Il breve saggio che appare tra i suoi primi lavori: L’intuizione nella vita psichica, fu scritto nel 1897 e pubblicato l’anno successive nel volume delle onoranze per i settant’anni di Roberto Ardigò. Il lavoro attrasse l’attenzione di vari studiosi dell’epoca e dello stesso Ardigò, che volle scrivere all’esordiente filosofo, per ringraziarlo personalmente.

     Anche  Donato Jaja, che era stato suo maestro all’Università di Napoli, gli scrisse in quella occasione parole che furono per lui di grande stimolo:  “[ … ] L’intuizione non è la conoscenza, ma n’è il fatto centrale, o è la conoscenza nel suo punto più culminante […] Il tema è altissimo. Questo è campo di primo ordine a percorrere, è un mondo a sé, che ha un‘intima connessione col rimanente, perché è necessario a spiegarlo […]” (Pisa, 10 gennaio 1900)

     A Benedetto Croce, all’inizio del loro rapporto di amicizia, Francesco Montalto aveva inviato il testo di quel suo lavoro. E Benedetto Croce, in una lunga lettera, gli risponde: “Con gran piacere ho letto la vostra lettera e l’opuscolo sull’intuizione, e rispetto a quest’ultimo mi duole di non averlo conosciuto a tempo, perché non solo ne avrei tenuto il debito conto nel mio lavoro, ma mi sarebbe stato di conforto nel travaglio della meditazione, mostrandomi che anche Voi eravato giunto agli stessi miei risultati sull’importanza fondamentale dell’intuizione […]” (Perugia, 19 agosto 1902). 

“L’intuizione e la verità di fatto”, 1924

 Negli anni successivi, il tema trattato in quel primo saggio fu al centro della sua meditazione e gli si andò precisando e arricchendo nella mente, fino a trovare forma definitiva nell’opera L’intuizione e la verità di fatto: saggio psicologico metafisico (Roma, Armani 1924), che, come si è precedentemente accennato, riassume il suo pensiero filosofico.

     Della scelta di un diverso titolo, rispetto all’opuscolo che era all’origine del nuovo lavoro, e dei motivi che tanto ne ritardarono la pubblicazione, egli stesso dà notizia nella prefazione:

     “Ripresi dunque in mano quel mio opuscolo del 1898 e ne trassi materia a una assidua, quotidiana, costante meditazione, per opera della quale quel nocciolo originario mi si venne allargando fino a presentarmisi come il “fatto” vichiano . Mi parve perciò doversi considerare meno superficialmente di quel che di ordinario non si faccia la “verità di fatto”; questa nuova espressione, perciò, ho aggiunto come titolo a quella di”intuizione”,già dato all’opuscolo. Avevo già portato a buon punto il nuovo lavoro e ne avevo dato anche un saggio, pubblicando nella “Rivista d’Italia” del luglio 1907 il capitolo “Le scienze del Reale e la Filosofia”quando m’incolse una ben grave sciagura – la morte del figliolo sedicenne alla cui memoria è dedicata questa pubblicazione – e per molti anni non ho avuto cuore di riattaccare il filo, così bruscamente rottosi, della quotidiana meditazione. L’ho ripreso più tardi e, naturalmente, ho dovuto rifar tutto da capo – e non senza notevoli modificazioni – dovute in massima parte ad una vera “crisi di coscienza ”in me  provocata da quelle nuove e gravi vicende della mia vita.

Non una aspirazione puramente scientifica ha, dunque, guidato il mio pensiero nel suo sforzo di ripiegamento, ma il sentimento – fattosi sempre più vivo – di chiarire a me stesso vecchi e nuovi dubbi circa la mia orientazione filosofico-religiosa.”

  Le recensioni a questa prima edizione dell’opera sottolineano il cammino di Francesco Montalto  da posizioni positivistiche verso l’idealismo:

La Revue de Métaphysique et de Morale  (Avril-Juin 1925) scrive : « L’Auteur, comme lui meme l’indique par le sous-titre, s’est proposé d’écrire un essai psychologique-metaphysique. Il remarque que, dans la vérité de fait -  dont il veut partir pour déduire à la fois une théorie de la connaissance et  une théorie de l’etre, sans faire appel à autre chose qu’ à une analyse exhaustive de cette notion meme – ils  existent  deux  éléments  qui  se compénetrent: l’appréhension, d’une part  et la interpretation de l’autre. [ ... ] C’est le problème gnoséologique qui sert de préambule au problème métaphysique [ ... ] Une telle philosophie vient bien à son heure en Italie ou sont en honneur actuellement les philosophes post-Kantiens.  [ ... ] L’auteur a surtout des preoccupations gnoséologiques sur les quelles sont venues se graffer de considérations morales. C’est le premier noyau de l’ouvrage  qui nous intéresse particulièrement et  nous  avons essayé de montrer par quelle dialectique serrée on passait de la vérité expérimentale à l’intuition metaphysique. Comme le dit l’auteur lui meme, son livre  .porrait  avoir pour titre l’exacte contropartie de celui de L.Weber et se nommer : «Vers l’idéalisme concret par l’empirisme intuitionniste ». Ce que nous n’avons pas pu montrer, c’est la concision avec la quelle cette thèse très ample était exprimée et son souci de n’exquiver aucune difficulté. Qualités rares qui entrainent parfois l’obscurité, mais qui prouvent une parfaite honnetété philosophique ». 

      L’anno successivo Giuseppe Tarozzi, in un saggio su  F.Orestano in Rivista di Filosofia (1926, anno xvii, n.1), dedica un’ampia pagina all’esame del libro di Francesco Montalto e dice: “Dallo scritto del volume ardigoiano a quello che è qui svolto più ampiamente, i mutamenti di pensiero dell ‘Autore sono rilevantissimi. Da una concezione che sotto più di un aspetto poteva anche dirsi positivistica, il Montalto è passato a una posizione metafisica affatto diversa e fondamentalmente idealistica. […] Mi sono limitato ad alcuni concetti capitali: ma non debbo tacere che nel libro del Montalto v’è critica acuta di sistemi filosofici, vi sono interessanti considerazioni su problemi di grande importanza, come il rapporto fra scienza e filosofia e fra arte e storia, l’immortalità del mondo e dell’anima. E’ libro scritto da un vero filosofo, tale che si eleva molto al disopra di altri di lui più noti e fortunati. [ … ] La posizione filosofica del Montalto non differisce ormai più dall’idealismo attuale, se non per alcuni dubbi rimasti superstiti; ma si tratta di un processo la cui sincera natura è chiaramente visibile in tutto questo libro; vi si risentono le influenze del pensiero di Spaventa come critico del positivismo [ … ] e vi si rivela inoltre la dialettica per  cui da Spaventa si giunge a Gentile; salvo che, quando si tratta della religione, il  Montalto sente il bisogno di non accettare la tesi gentiliana che la rivelazione sia “una vera e propria oggettivazione che il soggetto fa del Dio che è in noi, proiettandolo fuori”se non confrontandola con quella del Blondel,e correggendola in modo che i due punti di vista – il filosofico-metafisico del Gentile e quello psicologico-religioso del Blondel - s’integrino reciprocamente”

 “L’intuizione e la verità di fatto”, 2. ed. 1930 

La  seconda edizione dell’opera fu pubblicata qualche anno dopo (Roma, Casa editrice Ausonia, 1930), unitamente ad altri scritti: L’intuizione e la verità di fatto (saggio psicologico metafisico) ed altri scritti. Con una lettera di Giovanni Gentile

     Una buona recensione a questa seconda edizione dell’opera venne da Armando Carlini, in Vita nuova, 31 marzo 1931, che così scrive: “Un volume che non deve sfuggire all’attenzione degli studiosi di filosofia è quello di Francesco Montalto,”L’Intuizione e la verità di fatto (saggio psicologico-metafisico) ed altri scritti. Con una lettera di Giovanni Gentile” Esso è, come ben dice il Gentile”documento vivo del lungo travaglio  di una vita di pensatore” La sua origine infatti è remota: risale a una memoria, riportata in appendice, su “L’intuizone nella vita psichica”scritta nel 1897 in un volume di onoranze a R. Ardigò, la quale procurò larga stima all’Autore”.

E -  a proposito della lettera inviatagli da Donato Jaja, in occasione di quella prima memoria, e che è stata  precedentemente riportata per sommi capi - nota: “ Si può ben dire che le parole dello Jaja segnarono una ripresa e un nuovo fermento di pensiero speculativo nell’animo dell’Autore il quale, scolaro del Fiorentino, oscillava allora tra positivismo e idealismo”. 

     L’affettuosa lettera di Giovanni Gentile, inviatagli da Roma il 21 ottobre 1929, è stata posta dall’Autore come prefazione al volume, quasi a testimoniare la fedele, trentennale amicizia che li ha uniti. In essa Gentile gli scrive che questo libro gli è caro per più ragioni: “ […] perché – egli dice -   esso è appunto per me il documento vivo del lungo travaglio della tua vita di pensatore, e - poiché in tutto questo tempo io sono stato il confidente, anzi il testimone, dei tuoi pensieri e delle ansie attraverso le quali si son venuti maturando – il lbro mi ricorda pure tante ore lontane della tua e della mia vita [ … ]” Continua, poi, riconoscendo la validità del cammino fatto dall’amico, a partire dal primo nucleo del tema trattato, così come era apparso nel saggio per l’Ardigò: “Questo libro a me dice quanto cammino hai tu fatto dal 1897, quando scrivevi le memoria sulla Intuizione, qui ristampata, a questi ultimi anni,  quando il tuo pensiero ha preso forma nel saggio sulla “Verità di fatto”. Cammino lungo dal positivismo all’idealismo, ma quanto  faticoso per te, che ad ogni passo hai visto un problema, e di ogni problema ti sei fatto un tormento, perché per te non si trattava di passare da un’idea ad un‘altra, ma da una ad un’altra mentalità, e quasi da un’anima ad un’altra anima, e riformare e rifare te stesso”. Accenna poi alla coincidenza del loro pensiero ed a quanto, almeno in parte, li distingue: “Si tratta sempre del problema religioso e di una certa trascendenza che a te  pare indispensabile ammettere […] E infatti la verità è che sopra questo punto ci rimane ancora da fare non poca strada insieme, per arrivare ad intenderci.” 

 Il problema religioso

 Come giustamente aveva sottolineato Giovanni Gentile, il problema religioso è in effetti sotteso alla     speculazione filosofica di Francesco Montalto; o, per meglio dire, la sofferta ricerca di una Verità, che sia sostegno e luce per tutto l’agire umano, lo accompagnò costantemente nel suo cammino quotidiano. Già nella prima edizione del suo libro L’intuizione e la verità di fatto l’autore stesso aveva chiarito nella prefazione che quanto lo aveva spinto alla meditata stesura di quel lavoro non era stata  solo un’aspirazione scientifica, ma piuttosto una diversa esigenza, che così egli definisce:  “il sentimento , fattosi sempre più vivo, di chiarire a me stesso vecchi e nuovi dubbi sulla mia orientazione filosofico-religiosa”.

      Molto presto, infatti, fin dall’adolescenza, le inquietudini del dubbio avevano turbato la fede iniziale che aveva assorbito dalla famiglia, tenacemente radicata in una semplice fede tradizionale. Ma il lavorio della sua mente, stimolato anche dalle molte sventure che lo obbligarono a ripiegarsi su se stesso e a interrogarsi sul perché delle cose, lo spinsero ad un continuo riesame delle sue posizioni, fino a raggiungere la certezza, a lungo cercata, nel Dio trascendente. Quindi la sua incessante meditazione filosofica, per quel che riguarda la ricerca del Vero, era approdata  al riconoscimento di quella trascendenza ,  di cui Giovanni Gentile gli aveva scritto: “una certa trascendenza che a te pare indispensabile ammettere” ( vedi sopra)   

 A far fede di questa svolta definitiva del suo pensiero, rimane un suo scritto poetico, composto negli ultimi anni della vita, nel quale egli si volge indietro a ripercorrere il difficile  cammino: (E ripenso all’errante / mia ricerca affannosa / del Vero) e ha pace nella meta infine raggiunta.

      Val la pena trascrivere la bella poesia, inedita, che può considerarsi come la conclusione della sua ricerca del Dio trascendente ed il testamento spirituale di Francesco Montalto: 
 

Echi … dal tempo che fu
Dio. Ricordi e rimpianti.
 
E’ notte. Dal profondo
della coscienza emerge
tutto un remoto mondo
di ricordi e si aderge

di fronte a me, sì come
uno specchio sincero,
che al vecchio in grigie chiome
addita il giovin fiero

quale egli fu negli anni,
ormai tanto lontani,
dei dilettosi inganni,
dei sogni arditi e … vani.

Fin dall’infanzia affiora
qualche memoria ed è
come novella aurora
che sorge avanti a me.

Mi rivedo bambino,
per man condotto in chiesa;
mio padre mi è vicino
e preghiamo in attesa
di non so qual mistero
che a noi si sveli e il mio
infantile pensiero
piegasi avanti a Dio …

Di quell’ingenua fede
sento la nostalgia:
penetra e mi possiede
sottil malinconia.

E ripenso all’errante
mia ricerca affannosa
del Vero; or vecchio, ansante
mi fermo e si riposa

l’anima mia nel Vero
riconquistato: è Dio,
luce del mio pensiero,
meta del viver mio.

(Roma, sera del 22 settembr
e 1942)

 

L’archivio privato di Francesco Montalto

 

Nell’archivio depositato alla Fondazione Gentile sono presenti vari documenti della vita privata e professionale di Francesco Montalto, gran parte dei manoscritti e dattiloscritti di suoi lavori editi o inediti, la corrispondenza con amici e personalità dell’epoca, una raccolta di foto di studiosi, varie delle quali con dedica, e quant’altro è sembrato utile aggiungere a maggiore documentazione.

     Per la storia della famiglia, sono state depositate due memorie: Della famiglia Montalto Libri III, di Giuseppe Aurelio Di Gennaro, Bologna, 1735  (in fotocopia) e Duriora decoxi, di Laura Tentori Montalto, Roma, 1999.

     I corrispondenti rappresentati in archivio sono circa 130. Fra quelli di data più antica e dei quali più numerose sono rimaste le testimonianze, si trovano i nomi di Antonino Anile, che scrive fra il 1889 e il 1941 e di Antonio Renda, che scrive fra il 1899 e il 1946. Hanno inizio negli anni ’20 gli intensi rapporti con Armando Carlini (1925-41), con Domenico Bosurgi (1927-39) e con Alessandro Chiappelli (1929-31). Altri rilevanti nomi appaiono negli anni dell’ultima guerra, con le lettere di Vladimiro Arangio Ruiz e di Antonio Lantrua, che scrivono ambedue fra il 1941 e il 1946, anno della morte di Francesco Montalto.
     È di notevole interesse la corrispondenza ed, in genere, la documentazione collegata alle onoranze a Francesco Fiorentino che ebbero luogo all’Università di Napoli nel dicembre 1934.
     Altra corrispondenza si trova nella sezione terzi a terzi dell’archivio Montalto e nei vari incartamenti della famiglia Tentori.
      Fra gli studiosi a lui più vicini nel lungo periodo di vita professionale trascorso a Napoli, emergono i nomi di Giovanni Gentile e di Benedetto Croce. L’incontro con Gentile risale all’anno 1901, al Liceo Vittorio Emanuele, quando a questi furono affidate le classi che l’anno precedente aveva tenuto Francesco Montalto. Subito dopo, forse tramite Gentile, avvenne l’incontro con Benedetto Croce.  Le lettere di Francesco Montalto a Giovanni Gentile sono raccolte insieme alle lettere di Gentile a lui. Le sue lettere, invece, a Benedetto Croce – così come quelle della figlia Lina – sono a Napoli, all’Archivio Croce.
     I rapporti di Francesco Montalto con Benedetto Croce, intensi ed affettuosi per un quarto di secolo, fino agli anni 1925-26, si raffreddarono e si interruppero poi del tutto per dissidi ideologici, connessi all’avvento del Fascismo, anche se un’ultima, isolata lettera di Francesco Montalto, del 1945, rivela il perdurare del rapporto affettivo. La figlia Lina Montalto, invece, continuò ad avere costanti rapporti sia con Benedetto che con Adele Croce, fino alla morte del Senatore.
     Al contrario, i rapporti di Francesco Montalto con Giovanni Gentile e poi tra le due  famiglie, non conobbero mai interruzioni. L’ultima lettera di Giovanni Gentile fu scritta a Francesco Montalto da Firenze, il giorno prima della sua tragica morte.

 

Le pubblicazioni presenti nel Fondo Montalto

 Il patrimonio librario, attualmente esistente presso la Biblioteca di Filosofia e individuato al deposito come Fondo Montalto, è costituito da 396 opere in 452 volumi, tutte di argomento filosofico, fra le quali è interessante notare quelle, molto numerose,  pubblicate negli ultimi decenni dell’ottocento. .

     Quasi tutti i volumi portano l’indicazione del luogo e della data di acquisto e su molti di essi appare la dedica dell’autore. Sono ovunque evidenti i segni della lettura, come tratti di matita o di penna, per evidenziare i paragrafi salienti, punti esclamativi o interrogativi, a indicare disappunto, numerose note e postille a margine.  Si chiudono quasi sempre con un giudizio finale, a volte abbastanza ampio, o con altra osservazione sul contenuto.

Alle opere si affiancano 192 opuscoli ed estratti vari, molti dei quali con dedica, così distribuiti:

47   estratti  di Francesco  Montalto
36       “       di Giovanni Gentile  (quasi tutti con dedica)
24       “       di Benedetto Croce
84       “       di  autori vari, dei quali 6 di A. Carlini (argomento filosofico religioso) e 17 di F. Masci.

 

Le pubblicazioni di Francesco Montalto compaiono nel Catalogo informatizzato della Biblioteca.

 

 © 2008 CSI Biblioteca di Filosofia. Università di Roma "La Sapienza" -- Maria Tentori Montalto. Tutti i diritti riservati.

Sito a cura di Gaetano Colli