Biblioteca di Filosofia

 

I fondi della Biblioteca

La Biblioteca del Museo pedagogico


 

 

 

La Biblioteca del Museo pedagogico 1875 - 1935
la ricostruzione delle collezioni

a cura di Gaetano Colli


 

*Il nucleo storico dell'attuale Biblioteca di Filosofia è costituito dalla Biblioteca del Museo Pedagogico dell'Università di Roma. Questa Raccolta libraria si è formata a partire dal 1875 ed ha continuato ad incrementarsi attraverso la stratificazione di successive raccolte librarie, talvolta con interruzioni e risvolti drammatici, fino al 1935 quando, alla fine, è stata suddivisa tra la Biblioteca dell'Istituto di Filosofia e la Biblioteca dell'Istituto di Pedagogia della Facoltà di Magistero dell'Università di Roma che ora fa parte della Biblioteca di area di Scienze della formazione dell'Università di Roma Tre. Per meglio seguire l'evoluzione degli avvenimenti, iniziamo col presentare un quadro sinottico che espone, per sommi capi, il succedersi cronologico degli eventi che hanno riguardato questa Biblioteca e che si può dividere in due tronconi principali, il primo, che va dal 1875 al 1901, sostanzialmente sotto la responsabilità di Antonio Labriola[1]; il secondo, che va dal 1902 al 1935, sostanzialmente sotto la responsabilità di Luigi Credaro[2].

 

˗     1875-1880: Istituzione, ad opera del ministro della Pubblica istruzione Ruggero Bonghi, della Biblioteca del Museo d'istruzione e d'educazione, come ente ministeriale.

˗     1881-1886: Il ministro della Pubblica istruzione Guido Baccelli, succeduto al Bonghi, decreta il trasferimento del Museo all'Università di Roma annettendolo alla cattedra di Pedagogia. I libri, tuttavia, seguono una strada diversa e vengono trasferiti alla Biblioteca nazionale V.E. II.

˗     1886-1891: Una parte dei libri viene recuperata e costituisce la Biblioteca del Museo d'istruzione annesso alla cattedra di Pedagogia dell'Università.

˗     1891-1901: Soppressione del Museo d'istruzione. La biblioteca del soppresso Museo, in assenza di specifiche determinazioni, rimane nella disponibilità dell'Università e continua ad incrementarsi.

˗     1901-1906: La Biblioteca del Museo d'istruzione viene trasferita presso la Biblioteca universitaria Alessandrina, tuttavia continua l'acquisizione dei documenti da parte della Scuola di Pedagogia dell’Università.

˗     1906-1923: Luigi Credaro avvia l'operazione di recupero dei libri depositati presso la Nazionale e l'Alessandrina, e costituisce la Biblioteca del Museo pedagogico annesso alla Scuola di Pedagogia.

˗     1923-1935: La Biblioteca del Museo pedagogico, anche se informalmente, continua a vivere e ad incrementarsi.

˗     1935: La Biblioteca del Museo pedagogico viene suddivisa tra l'Istituto di Pedagogia della Facoltà di Magistero e la Scuola di Filosofia.

 

All’origine dunque della Biblioteca del Museo pedagogico vi è una struttura scientifica e didattica che, come abbiamo visto, è legata a nomi di primissimo piano nel panorama culturale e politico dell'Italia unita e, in particolare, di Roma da poco capitale del Regno. La struttura è il Museo d'istruzione e d'educazione[3] al quale venne subito annessa una Biblioteca circolante. Inaugurato il 19 giugno 1875, il Museo fu concepito come ente ministeriale con compiti di consulenza sulla legislazione scolastica primaria, di ausilio ai municipi circa gli apparati e le suppellettili scolastiche, per aggiornare gli insegnanti e prestare loro i libri necessari. I nomi invece sono quelli di Ruggiero Bonghi, ministro della Pubblica istruzione che ne è stato ideatore e artefice[4], quello di Giuseppe Dalla Vedova[5] che ne è stato il primo direttore e, infine, quello di Antonio Labriola che, fra alterne vicende, ne ha tenuto poi la direzione dal 1877 al 1901, anno della cessazione della sua attività.

 

Durante il periodo della direzione labriolana, già nel 1881, è avvenuto il primo episodio traumatico. Infatti il Ministro della Pubblica istruzione Guido Baccelli, succeduto al Bonghi, decretò[6] il trasferimento del Museo d’istruzione e d’educazione alla cattedra di Pedagogia dell'Università di Roma e il trasferimento della relativa Biblioteca alla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II[7]. Pertanto, a decorrere dal 1881, trasferito dal Ministero all'Università, ma privato della biblioteca, iniziamo a trovare il Museo descritto negli «Annuari» universitari da quello del 1881‐1882 fino a quello del 1890‐1891, con la più breve denominazione di Museo d'istruzione o, talvolta, di Gabinetto della Cattedra di Pedagogia. Pochi anni più tardi, però, si è verificata una inversione di marcia con una parziale restituzione dei libri al Museo. Infatti, con due successive disposizioni del Ministero della Pubblica istruzione del 6 maggio e del 14 dicembre 1885, pervenne alla Vittorio Emanuele II l'ordine di « riconsegnare al Museo quelle opere, opuscoli e fascicoli di pedagogia e legislazione scolastica, già appartenenti allo stesso Museo, non stati fino al presente immessi nella Biblioteca Vittorio Emanuele e più di rimettergli quelle altre opere di simil materia che formavano nella medesima Biblioteca la così detta Collezione Scolastica ». Il verbale di consegna, conservato negli archivi della Nazionale, porta la data del 15 aprile 1886[8]. Labriola non dovette essere soddisfatto della selezione dei libri restituiti, tant'è vero che si rivolse al prefetto della Biblioteca nazionale, Domenico Gnoli, per chiedere, e infine ottenere, la restituzione di altri libri, in particolare quelli che egli riteneva « indispensabili allo studio della condizione di fatto delle scuole nei diversi paesi civili »[9]. Sicché, la restituzione, seppur parziale, dei libri avvenuta in due tappe nel corso del 1886, servì a ricostituire la Biblioteca del Museo che, ancora sotto la direzione di Antonio Labriola, continuò ad esistere fino alla emanazione, nel 1891, del Regio Decreto di soppressione dei musei annessi alle cattedre di Pedagogia delle Università di Napoli, Palermo e Roma[10]. L'ultima attestazione documentale inerente questo patrimonio bibliografico ci viene offerta dal registro delle cosiddette “Recapitolazioni delle variazioni in aumento o diminuzione”[11] che, alla data del 31 dicembre 1891, esibisce il valore inventariale finale della Biblioteca del Museo d'istruzione annesso alla cattedra di Pedagogia dell'Università, cioè all'ultima formazione bibliografica documentalmente attribuibile alla responsabilità del Labriola, che è di lire 5.895,86.

Le ricerche archivistiche e storiche condotte da Miccolis[12] gli hanno fatto ritenere che, nonostante la soppressione del Museo pedagogico, la Biblioteca, della quale non si faceva menzione nel dispositivo del Decreto, sia rimasta, almeno fino al 1901, nella disponibilità dell'Università; risale infatti solo al 3 agosto 1901 una lettera ministeriale che infine ne dispose la consegna alla Biblioteca Alessandrina[13]. La circostanza della persistenza nell'ambito della cattedra di Pedagogia, almeno fino al 1901, della Biblioteca del Museo d'istruzione, è suffragata dal riscontro di un non trascurabile incremento librario consistente in oltre 900 libri pubblicati, appunto, tra il 1891 e il 1901[14]. Col 1891, e con l'estensione di fatto al 1901, si chiude comunque il periodo storico della direzione labriolana e quindi anche, pur con tutte le inevitabili approssimazioni, il tempo nel quale si è realizzata la consistenza del Fondo che, sostanzialmente, può essere attribuita a questo Filosofo.

Sono scontati l'importanza e l'interesse per questo primo periodo di formazione della Biblioteca che comprende i cinque o sei anni di vita della Biblioteca del Museo d'istruzione e d'educazione (1875‐1881) prima che i suoi libri passassero alla Vittorio Emanuele, la sua parziale ricostituzione quale Biblioteca annessa al Museo universitario (1886‐1891) e la sua sussistenza di fatto fino al 1901. Si tratta di un'eredità di notevole significato storico e simbolico, come nucleo primordiale, ma anche di ragguardevole valore per i documenti conservati. Ma oltre a questo, ci pare che proprio questi primi anni abbiano segnato un momento assai significativo della formazione della Biblioteca per lo stile scientifico e pedagogico che gli è stato impresso da colui che, più di ogni altro, l'ha edificata materialmente e moralmente, cioè Antonio Labriola. Ci riferiamo non soltanto all'impostazione bibliografica e all'ampia e varia scelta dei libri che dovevano servire a raggiungere gli scopi istituzionali[15], quanto piuttosto allo stile e alle modalità d'uso impresse alla Biblioteca che, anche se indirettamente e come in trasparenza, possiamo leggere in alcuni atti amministrativi inerenti la vita del Museo[16].

 

Dal 1901, dunque, la Biblioteca vive la sua diaspora restando i suoi libri divisi tra la Biblioteca Nazionale che, come abbiamo visto, era già stata destinataria dei beni librari del Museo d'istruzione e d'educazione nel 1881, e ora anche l'Alessandrina. Tuttavia bisogna osservare che, analogamente a quanto era già avvenuto dopo il Decreto di soppressione del Museo del 1891, anche successivamente al 1901 e, come vedremo subito, fino alla successiva ricostituzione del dicembre 1906, la Biblioteca, di fatto, ha continuato ad esistere e ad incrementarsi di oltre 900 unità bibliografiche[17]. Per la ricostituzione ufficiale della Biblioteca bisognerà attendere il 1906, anno nel quale Luigi Credaro, nuovo titolare della cattedra di Pedagogia, dopo aver fondato la Scuola di Pedagogia[18], diede vita al Museo pedagogico dell'Università di Roma, inaugurato il 20 dicembre 1906[19]. Al Museo venne annessa una Biblioteca costituita proprio con il recupero dei libri che a suo tempo erano stati trasferiti, alla Biblioteca Nazionale V. E. II, alla Biblioteca Universitaria Alessandrina e il patrimonio comunque accumulato nella sede universitaria. Tra i docenti della Scuola di Pedagogia è da segnalare in particolare la presenza di Giovanni Gentile e di Bernardino Varisco[20] che, nel periodo degli incarichi istituzionali ricoperti dal Credaro come Ministro della Pubblica istruzione, assunsero alternativamente la direzione del Museo e della Biblioteca[21].

Dal 1906 dunque, la Biblioteca torna a vivere ufficialmente sotto la nuova denominazione di Biblioteca del Museo pedagogico dell'Università di Roma. Di questo Ente, inizialmente costituito con le raccolte librarie attribuibili principalmente alle cure di Antonio Labriola e attivo fino alla Riforma scolastica gentiliana del 1923, possediamo i registri inventariali e topografici. Questi stessi documenti, come vedremo più avanti, portano anche la testimonianza dello smembramento della Biblioteca con la cessione di circa la metà del patrimonio all'Istituto di Pedagogia della Facoltà  di  Magistero[22] e, per quanto riguarda soprattutto il materiale non librario, anche ad altri Istituti universitari[23]. Intanto, nel 1925, Giovanni Gentile fondava e dirigeva la Scuola di Filosofia che iniziava subito a costituire una propria Biblioteca. Qui si aprono ulteriori ambiti di ricerca e di ricostruzione storica degli avvenimenti, le cui testimonianze sono documentate nei registri inventariali e, soprattutto, negli oggetti stessi sui quali indaghiamo: i libri. Ciò che colpisce è la constatazione che la Biblioteca del Museo pedagogico, nonostante l'abolizione delle Scuole pedagogiche per effetto della Riforma Gentile, ha continuato a vivere e ad incrementarsi, pur con ritmi sempre decrescenti, fino al 1935[24], anno della cessazione dal servizio di Luigi Credaro e del trasferimento dell'Università di Roma nella nuova sede della Città universitaria. Quel che è certo che per un lungo tratto, 1925‐1935, le due Biblioteche hanno avuto una vita parallela e distinta fino alla confluenza, come abbiamo visto, di una parte di quella del Museo nella Biblioteca della Scuola fondata da Giovani Gentile. Vale infine osservare come, nonostante i trasferimenti e le interruzioni delle attività che, come abbiamo visto, sono state imposte alla Biblioteca, sia possibile apprezzarne indubitabilmente la continuità lungo l’arco di tutta la sua esistenza che va dal 1875 al 1935.

 

Le Biblioteche di Labriola e Credaro: ricostruzione dei cataloghi.

La conoscenza delle dinamiche bibliotecarie e bibliografiche fin qui esposte, la disponibilità dei registri inventariali[25] e la consultazione dei singoli esemplari, ci hanno consentito di ricostruire, con sufficiente approssimazione, due distinti nuclei librarî che sono di speciale interesse, il primo attribuibile a Labriola, l'altro a Credaro[26], e di inserirli, anche se ad un titolo diverso da quelle private dei Filosofi che sono state donate alla Biblioteca di Filosofia[27], nel novero dei Fondi che la Biblioteca di Filosofia ha inteso valorizzare e pubblicare. Gli strumenti idonei per una attendibile individuazione delle due Biblioteche e per la ricostruzione dei rispettivi cataloghi sono essenzialmente tre: l'inventario topografico della Biblioteca del Museo pedagogico[28], il catalogo elettronico dello stesso Fondo che, come detto, contiene il recupero retrospettivo inerente i documenti rimasti nel patrimonio della Biblioteca di Filosofia e, in fine, i libri. Il primo strumento ci restituisce l'immagine materiale del patrimonio complessivo (1875-1935) delle raccolte: quello riconducibile ad Antonio Labriola e l'altro che si deve all'opera di Luigi Credaro. Sulle pagine, poi, di questo inventario, sono registrate anche le cessioni dei libri che sono state effettuate in favore dell'Istituto di Pedagogia della Facoltà di Magistero. Si tratta quindi di un documento che contiene il complesso degli elementi e dei movimenti patrimoniali. Come risulta dalle analisi bibliografiche effettuate, le sequenze descrittive delle collocazioni seguono, grosso modo, la cronologia delle acquisizioni, anche se, come spesso accade nelle biblioteche, ragioni di spazio o altre esigenze estemporanee, hanno fatto sì che libri più recenti fossero collocati accanto ai più antichi e viceversa. Questo dato, che già di per sé funge sommariamente da spartiacque tra le due biblioteche, è suffragato dall'altro strumento del quale si dispone, cioè il catalogo elettronico, che aggiunge le informazioni relative alla pubblicazione e che conferma, attraverso le date di pubblicazione, l'indizio dell'appartenenza dei singoli libri alla Biblioteca Labriola (1875‐1901), o alla Biblioteca Credaro (1902‐1935). Oltre a questi dati di natura amministrativa, che sono certamente assai significativi ma non affidabili in assoluto,  le ricostruzioni patrimoniali  si  basano  sui mattoni stessi dell'edificio bibliografico, cioè i libri, con tutto l'insieme dei segni, come i numeri d'inventario, le segnature, i timbri e, in alcuni casi, persino le etichette delle segnature originali, che ne testimoniano l'appartenenza o il passaggio dall'una all'altra istituzione[29]. Tuttavia, come abbiamo detto, circa la metà dei libri della Biblioteca del Museo Pedagogico sono stati a suo tempo trasferiti all'Istituto di Pedagogia della Facoltà di Magistero. Di questo evento rimane una precisa testimonianza, nell'inventario topografico, costituita da un segno di cancellazione con inchiostro rosso che però ha lasciato ben leggibile le parole barrate, e dall'aggiunta del timbro che ne esplicita il trasferimento. In questo caso, in mancanza sia del catalogo elettronico che della possibilità di esaminare i singoli esemplari, la ricostruzione è di tipo deduttivo, basata sulla descrizione delle opere nel registro topografico e sulla attribuzione ipotetica del dato bibliografico, e tuttavia assai attendibile in forza delle conferme ottenute sulla parte dei libri in possesso della Biblioteca di Filosofia. Le ricerche condotte sull'opac del Sistema bibliotecario di Roma Tre, hanno dato risultati deludenti con presenze percentualmente basse rispetto a quanto ci si sarebbe potuto aspettare su base inventariale (1705 record bibliografici sul totale di 4147 documenti che sono stati trasferiti); segno di una evidente dispersione del materiale bibliografico. Dopo la principale suddivisione del patrimonio librario del 1935, nei prima anni Cinquanta è intervenuta, da parte della Biblioteca di Filosofia, una successiva e più limitata cessione di libri al Magistero. La selezione è stata effettuata da Tullio Gregory per incarico dell’allora Direttore dell’Istituto di Filosofia Carlo Antoni. Anche in questo caso la testimonianza dell’alienazione dei libri è stata registrata sul Libro topografico dalla Bibliotecaria, Signora Teresa Capocci.

 

LA RICOSTRUZIONE DELLE RACCOLTE

L'intero patrimonio della Biblioteca del Museo pedagogico, così ricostruito, consta di 9393 documenti così suddivisi:

4196 monografie + 928 opuscoli sono confluiti nel Fondo di Pedagogia della Biblioteca di Filosofia della Sapienza; 4147 sono i documenti trasferiti alla Facoltà di Magistero dell’Università di Roma, come risulta dal Registro topografico, di cui 1705 sono stati rintracciato nell'Opac dell’Università di Roma Tre; 122 sono i documento dichiarati “smarriti” nel Registro topografico della Biblioteca del Museo pedagogico; 173 sono i documenti presenti in doppia copia.

La ricognizione del materiale e la conseguente descrizione bibliografia è stata eseguita con il libro in mano per la parte di patrimonio presente nella Biblioteca di Filosofia e collocata in quello che ancora oggi è denominato "Fondo di Pedagogia"; si tratta di 4196 monografie e 928 opuscoli. Per  i documenti che invece sono stati trasferiti al Magistero l’indagine è stata svolta a  partire dal documento d'archivio che contiene la testimonianza di questa suddivisione, cioè il Registro topografico sul quale, come si è già detto, sono ben visibili i segni che ne indicano questa destinazione. Data la natura del registro, le registrazioni bibliografiche sono sommarie, prive delle cosiddette note tipografiche ed editoriali. Per questo motivo è stato necessario ricercare l’esatto, o plausibile, riscontro bibliografico nei principali cataloghi italiani e stranieri, particolarmente di lingua francese, tedesca e inglese data la notevole presenza di pubblicazioni aventi questa origine. L’operazione successiva è consistita nel ricercare questi stessi libri nell’Opac di Roma Tre dove, come si è già detto, il riscontro è stato parziale. I dati segnalati nel Registro topografico come “trasferiti” all’Istituto di Pedagogia del Magistero e successivamente dotati delle note tipografiche, sono stati inseriti in una banca dati e fusi con quelli provenienti dal Fondo di Pedagogia della Biblioteca di Filosofia. In questo modo è stato ricostruito l’intero catalogo della Biblioteca del Museo pedagogico. Da questo insieme sono stati estratti i due cataloghi, il primo, 1875-1901, attribuibile all’iniziativa di Antonio Labriola; il secondo attribuibile invece all’iniziativa di Luigi Credaro, 1902-1935.

 

Le attività di ricerca, di indicizzazione e di valorizzazione dei dati inerenti la Biblioteca del Museo pedagogico, condotte secondo il progetto sopra descritto, hanno fornito ulteriori risultati che si posso apprezzare nelle pagine del sito dedicato a questa Biblioteca <http://bibliotecafilosofia.uniroma1.it/Fondilibrari/pedagogia/pedagogia.htm> . 

        il catalogo della Biblioteca del Museo Pedagogico (1875-1935)

        il catalogo della Biblioteca riferibile ad Antonio Labriola (1875-1901)

        il catalogo della Biblioteca riferibile a Luigi Credaro (1902-1935)

        il catalogo delle monografie attualmente possedute dalla Biblioteca di Filosofia

        il catalogo degli opuscoli attualmente posseduti dalla Biblioteca di Filosofia

        la teca digitale di una selezione di opuscoli inerenti l'insegnamento primario e l'alfabetizzazione nelle prime decadi dell'Italia unita,     dotati riconoscimento ottico dei caratteri

        la teca digitale di circa 400 monografie

        il catalogo dei periodici  della Biblioteca del Museo Pedagogico (1875-1935)

        la digitalizzazione integrale dotata di riconoscimento ottico dei caratteri del « Giornale del Museo d’Istruzione », fasc. 1-12, 1876.

 

 


* Questo testo costituisce un'ampia rielaborazione di parte di quanto già pubblicato in  Gaetano Colli, Biblioteche di filosofi nella Biblioteca di Filosofia della Sapienza Romana, « Culture del testo e del documento. Le discipline del libro nelle biblioteche e negli archivi » Maggio-Settembre 2014.

[1] Cfr. STEFANO MICCOLIS, Labriola, Antonio, in DBI, 62. (2004), p. 804‐814

[2] Cfr. PATRIZIA GUARNIERI, Credaro, Luigi, DBI, 30. (1984), p. 583‐587.

[3] Sul Museo d'Istruzione e di Educazione e sulla sua Biblioteca, si rinvia essenzialmente a: GIACOMO TAURO, Della necessità di ricostruire in Italia il Museo di Istruzione e di Educazione, «Bollettino dell'Associazione Pedagogica Nazionale», 5 (1903) p. 197-227; LUIGI DAL PANE, Il Museo d'Istruzione e di Educazione e l'opera di Antonio Labriola, «Memorie dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna». Classe di scienze morali, Ser. V, 9 (1961), p. 81-103; STEFANO MICCOLIS, Antonio Labriola e il Museo d'istruzione e di educazione, «Rendiconti dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere». Classe di Lettere e Scienze Morali e Storiche, 116. (1982) p. 73-87; e, in quanto anche riepilogativo degli studi precedentemente compiuti e riassuntivo dei riferimenti bibliografici, al vasto studio di ALESSANDRO SANZO, Studi su Antonio Labriola e il Museo d'Istruzione e di Educazione. Prefazione di Nicola Siciliani de Cumis. Roma, Nuova Cultura, 2012.

[4] Cfr. PIETRO SCOPPOLA, Bonghi, Ruggiero, in DBI, 12. (1971), p. 42‐51. Bonghi, in qualità di ministro della Pubblica Istruzione, ha firmato il decreto di istituzione del Museo d'Istruzione e d'educazione (R. D. n. 2212 del 15 novembre 1874). A lui risale non solo la responsabilità burocratica e amministrativa della costituzione del Museo, quanto piuttosto quella politica e culturale legata al suo disegno di far progredire il sistema dell'istruzione italiano al livello dei Paesi più progrediti. L'impulso per la realizzazione del Museo gli venne a seguito della sua visita all'Esposizione mondiale di Vienna del 1873 alla quale fu presente come giurato e a seguito della quale redasse, al suo ritorno, il documento che viene ritenuto a fondamento del Museo (cfr. RUGGIERO BONGHI, Relazione in Relazioni dei Giurati Italiani sulla Esposizione Universale di Vienna del 1873. Milano, Regia Stamperia, 1873). Una vivace testimonianza della passione e persino dell'impegno personale con cui il Bonghi si dedicava al “suo” Museo, si può leggere in Il Museo d'Istruzione e d'Educazione a Roma, «L'Illustrazione italiana», III, n° 12, 16 gennaio 1876. L'articolo è stato edito da A. SANZO, Studi, cit., p. 233-234.

[5] Cfr. ILARIA LUZZANA CARACI, Dalla Vedova Giuseppe, in DBI, 32. (1986), p. 53‐54. A Dalla Vedova, che dopo le iniziali cure di Bonghi ne assunse la direzione, si deve senz'altro l'avvio del funzionamento e la formazione della prima raccolta libraria della Biblioteca. Dalle carte d'archivio conservate nella Vittorio Emanuele II, consultate da S. MICCOLIS, Antonio Labriola, cit. p. 75‐76, apprendiamo che, al momento del passaggio delle consegne tra Dalla Vedova e Labriola (novembre 1877), il Registro inventario dei libri segnalava 2001 accessioni, mentre al momento della consegna dei libri alla Nazionale (marzo‐aprile 1881) si scopre che Labriola aveva incrementato la cifra fino al n° 4249, comprensivo di tutti i beni acquisiti nel periodo della sua direzione, non soltanto di quelli librari.

[6] D. 22 febbraio 1881 n. 83, e D. 3 marzo 1881 n. 84. Cfr. GIACOMO TAURO, Della necessità di ricostruire in Italia il Museo di Istruzione e di Educazione, «Bollettino dell'Associazione Pedagogica Nazionale», 5. (1903), p. 19.

[7] Il Decreto di trasferimento alla Nazionale, del 13 febbraio 1881, istituiva nella Vittorio Emanuele II una 'Sezione speciale' che la Biblioteca stessa avrebbe dovuto curare e arricchire con la propria dotazione finanziaria (S. MICCOLIS, Antonio Labriola, cit. p. 74). Si può supporre che la decisione avesse anche evidenti risvolti di carattere pratico, dal momento che le due Istituzioni erano site nello stesso edificio del Collegio Romano, nel quale la Biblioteca del Museo occupava alcune sale al piano terreno.

 

[8] Cfr. S. MICCOLIS, Antonio Labriola, cit. p. 77.

[9] Cfr. la lettera di Labriola a Gnoli del 6 dicembre 1886, edita in appendice a S. MICCOLIS, Antonio Labriola, cit., p. 85.

[10] Per effetto del R. D. dell'11 settembre 1891, a firma del ministro della Pubblica Istruzione Pasquale Villari che sopprimeva i Musei annessi alle cattedre di pedagogia delle Università di Napoli, Palermo e Roma. Cfr. G. TAURO, Della necessità, cit., p. 19.

[11] Conservati negli archivi dell'attuale Biblioteca di Filosofia. Questi documenti non hanno il carattere dell'analiticità del patrimonio posseduto ma esprimono solo il valore inventariale ad una data epoca. Quello citato, così come altri precedenti, presenta comunque le caratteristiche di una ricostruzione a posteriori effettuata nei primi anni del secolo successivo. Il carattere dell'originalità, con la sottoscrizione autografa di Labriola, lo possiede la “Recapitolazione” datata 31 dicembre 1888 che esibisce un valore inventariale, riferito ai libri, di lire 2430,81. La conoscenza complessiva dello stato patrimoniale della Biblioteca si ricava anche dalla consultazione dei libri degli inventari e topografici che nel tempo sono stati redatti e che ne costituiscono la memoria storica. L'Archivio dell'attuale Biblioteca di Filosofia custodisce 78 registri e libri inventariali il cui Regesto è consultabile all'indirizzo:

<http://bibliotecafilosofia.uniroma1.it/Fondilibrari/Regesto_Inventari_storici.pdf>.

[12] Antonio Labriola, cit., p. 81.

[13] Ibidem. Al riguardo è fondamentale la testimonianza di GIACOMO TAURO che, scrivendo nel 1903 (cfr. Della necessità, cit., p. 20), conferma in quella data la presenza dei libri nei locali dell'Alessandrina: «Una parte della ricca biblioteca del Museo di Roma è conservata in una sala terrena della Sapienza, che, per gentile concessione del bibliotecario dell'Alessandrina, che ne ha affidata la custodia, abbiamo potuto minutamente visitare, osservando con rammarico che essa non è aperta agli studiosi e che tanti libri con tanta cura raccolti, rimangono materia inerte nei chiusi locali, dove né il sole, né il pensiero penetrano».

[14] Il dato numerico è desunto sulla base dell’intera ricostruzione del patrimonio librario e presenta incrementi statisticamente non molto difformi dalla media degli anni precedenti. Naturalmente è probabile che una parte di questi libri pubblicati tra il 1891 e il 1901 possano essere stati acquisiti successivamente a tale epoca, tuttavia, pur con tutte le approssimazioni del caso, questa circostanza attesta una indubbia vitalità della Biblioteca del Museo d'Istruzione fino al 1901 e quindi, anche se informalmente, ancora sotto la direzione di Antonio Labriola, allora titolare della cattedra di Pedagogia.

[15] Una testimonianza al riguardo è offerta dai documenti d'archivio conservati presso la Nazionale inerenti il verbale di consegna del materiale librario nel 1881 (vedi supra). La visione di sintesi, allora espressa secondo una suddivisione per materia, (cfr. S. MICCOLIS, Antonio Labriola, cit., p. 75‐77), ci pare che trovi conferma nella attuale ricostruzione del patrimonio bibliografico fino al 1901, cioè quello costituito nel periodo d’influenza di Antonio Labriola.

[16] Ne abbiamo una vivace testimonianza nella trascrizione (cfr. A. SANZO, Studi, cit. p. 129‐243) di numerosi documenti inerenti la vita amministrativa del Museo, come, per esempio, la corrispondenza intercorsa tra Labriola e il Ministero della Pubblica Istruzione e, persino, gli atti relativi ad un provvedimento disciplinare intentato dallo stesso Direttore del Museo nei confronti di un collaboratore. Quanto al profilo scientifico lo possiamo indirettamente dedurre dal rigoroso stile scientifico del Professore e Filosofo che certamente ha influito anche nella sua funzione di edificatore di biblioteche. Questi tratti si evincono, per esempio, in alcuni passaggi del discorso pronunciato all'Università per l'inaugurazione dell'a. a. 1896‐1897 su Università e la libertà della scienza (ora in A. LABRIOLA, Da un secolo all'altro, 1897­1903 a cura di Stefano Miccolis e Alessandro Savorelli. Napoli, Bibliopolis, 2012), uno dei suoi scritti più significativi sull'Università e sull'insegnamento, definito da Benedetto Croce «per sentimenti e per pensiero uno dei più elevati che si sieno mai sentiti nelle aule delle Università italiane». In questo discorso troviamo dei principi che, anche se riferiti alla scienza e non esplicitamente alla Biblioteca possiamo benissimo attribuire a questa. Cito, per esempio, da p. 15 dell'edizione dove Labriola afferma che «la filosofia [noi possiamo dire la Biblioteca] debba essere messa alla portata di tutti quelli che studiano ogni altra disciplina, perché vi trovi un facoltativo complemento di coltura qualunque studioso si senta in grado di superare nella trattazione delle varie scienze la specialità della ricerca». A p. 16 «che in ciascuno di noi sia potente la coscienza dell'interesse collettivo di questo nostro ordinamento di studi [possiamo dire di questa nostra biblioteca]». A p. 18, parlando della libertà di seguire le lezioni universitarie si esprime così: «A canto agli studenti con pieni effetti riguardo agli studii di facoltà, a canto agli uditori legalmente iscritti ai corsi singoli, può sedere chiunque ne abbia tempo e voglia». Anche in questo caso le parole di Labriola trovano riscontro nella tradizione della Biblioteca di Filosofia, da sempre aperta a chiunque, senza discriminazioni. In somma, Labriola esprimeva idee molto avanzate che, riflesse sulla Biblioteca che dirigeva, ne hanno fatto, già sul nascere, un centro di studî scientificamente maturo.

[17] Acquisizioni per anno di pubblicazione dei libri: 1902 = 108; 1903 = 138; 1904 = 191; 1905 = 242; 

1906= 257. La rilevante entità di queste acquisizioni testimonia che, al di là, del trasferimento della Biblioteca alla Nazionale e in Alessandrina, gli acquisti continuavano ad essere effettuati . E' da notare che quasi sempre su questi libri si trova apposto il timbro della Biblioteca del Museo pedagogico, in qualche caso è presente il timbro della Scuola Pedagogica dell'Università di Roma. 

[18] Legge n° 689 del 24 dicembre 1904.

[19] L. CREDARO, La Scuola Pedagogica. Discorso pronunciato il 20 dicembre 1906 inaugurandosi la nuova sede del Museo e della Scuola pedagogica. Roma, Tip. dell'Unione cooperativa editrice, 1907.

[20] Cfr. EDOARDO MIRRI, Varisco Bernardino, in Enciclopedia filosofica. Milano, Bompiani, 2006, 12, p. 12016‐17.

[21] Cfr. ALBERTO BARAUSSE, I maestri all'Università. La Scuola pedagogica di Roma, 1904­1923. Perugia, Morlacchi, 2004, p. 101 e passim.

[22] La Biblioteca di questo Istituto fa ora parte della Biblioteca di area di Scienze della formazione dell'Università di Roma Tre. L'opac risponde all'indirizzo <http://opac.sba.uniroma3.it/> (dicembre 2016).

[23] <http://host.uniroma3.it/laboratori/museodidattica/pedagogico.htm> (dicembre 2016).

[24] Si passa da incrementi mediamente di 100/150 unità librarie degli anni dal 1924 al 1928, per scendere via via fino alle 35 nuove immissioni del 1935.

[25] La ricostruzione documentale del patrimonio bibliografico e delle provenienze delle singole stratificazioni è anche possibile grazie alla conservazione di quegli importanti cimeli che sono i registri storici della biblioteca. Questi libri, che registrano le serie inventariali, d'ingresso e topografiche, custodiscono notizie preziose che altrimenti, con l'infelice adozione di nuove serie inventariali artificialmente ideate nelle prime fasi di catalogazione informatizzata in SBN, sarebbero andate perdute. Tra i libri inventariali giunti fino a noi mancano, purtroppo, quasi del tutto, gli originali relativi al periodo 1875‐1891. Di questa prima fase di vita della Biblioteca sono stati invece conservati alcuni documenti riassuntivi del valore inventariale dei beni posseduti, denominati “Recapitolazioni delle variazioni in aumento o diminuzione” alle quali si è già accennato.

[26] Non è raro riscontrare negli ambiti universitari e disciplinari, particolarmente segnati dalla lunga presenza di personalità di notevole spicco intellettuale, la creazione di biblioteche specializzate che sono assimilabili a quelle personali. Si tratta di raccolte che hanno certamente il carattere pubblico quanto alla possibilità di accesso, ma anche quella della biblioteca d'autore quanto alla estrema specializzazione e al profilo scientifico confacente ad ambiti disciplinari spesso ‘nuovi’ e a filoni di ricerca del tutto originali. Di qui l'importanza di questo genere di biblioteche che, per la loro diversa natura, non possono trovare riscontro nelle classiche biblioteche pubbliche che sono meno dinamiche ed efficienti. Una di queste biblioteche è, per esempio, quella che alla Sapienza fa capo alle discipline storico-giuridiche e che ha avuto come propulsore per quasi un ventennio (1947‐1965) Francesco Calasso (cfr. G. COLLI, «Per salir degnamente la cattedra». Biblioteche, bibliotecari e professori alla Sapienza romana (1870­1957). La Biblioteca dell'Istituto di Diritto italiano, «Il Bibliotecario» 1998, fasc. 1, p. 97‐196).

[27] I fondi storici e le donazioni dei Filosofi sono stati pressoché interamente catalogati nel sistema informativo della Sapienza. Il recupero retrospettivo è proceduto al ritmo di circa record l’anno. Ciascuno di questi cataloghi è pubblicato in apposite sezioni del sito della Biblioteca di Filosofia <http://bibliotecafilosofia.uniroma1.it/Fondilibrari/fondi.htm> ed è raggiungibile anche attraverso il sito Biblioteche filosofiche private in età moderna della Scuola Normale Superiore di Pisa <http://picus.unica.it/index.php>.

[28] Redatto in due libri, segnati con i n° 1 e 3 nell'Archivio della Biblioteca di Filosofia. La descrizione, oltre alla segnatura di collocazione, contiene soltanto le indicazioni dell'autore e del titolo della pubblicazione.

[29] Il dato che individua con certezza i libri della Biblioteca di Labriola è quello dalla presenza, bene impressa su molti frontespizi, dei relativi timbri. Accanto a questi, se ne leggono altri, a testimonianza del viaggio compiuto da questi libri dal Museo d'Istruzione e di Educazione alla Biblioteca Nazionale V. E. II, e poi da questa alla Biblioteca del Museo Pedagogico.


Index

Università di Roma “La Sapienza” –  Biblioteca di Filosofia
Via Carlo Fea, 2 – 00161 Roma – Tel. 06.49917212  Fax  06.49917309 – http://bibliotecafilosofia.uniroma1.it/